TROPPO POCO SENZA IL POCHO src=

Non vogliamo metterci a fare i catastrofisti dopo un paio di partite andate male, ma è evidente che da qualche settimana a questa parte si è rotto qualcosa. Non c’è più né il Napoli brillante che faceva polpette delle avversarie – specie le piccole – né tantomeno la squadra coraggiosa e battagliera che ci provava fino all’ultimo e spesso riusciva a pescare in extremis il jolly dal mazzo. Il Napoli di qualche tempo fa si sarebbe anche schiantato contro la muraglia alzata dal Brescia, ma con la determinazione sarebbe riuscito a portare ugualmente a casa il risultato, in un modo o nell’altro. 

Adesso invece vediamo una squadra spaventata, anche un po’ svogliata, che spinge con scarsissima convinzione verso la porta avversaria e senza un’idea che sia una. Cavani sembra la copia carbone di quel divino fuscello ammirato fino a un mesetto fa, oltre ad una lucidità minore sotto porta si incaponisce anche in quei generosissimi ma dispendiosi recuperi fin sotto la propria porta, che privano spesso l’area di rigore nemica dell’indispensabile riferimento offensivo. Quando la condizione non è più la stessa bisogna risparmiarsi per essere poi freschi davanti al portiere, all’uruguagio manca ancora questa consapevolezza per raggiungere la definitiva maturità. Certo, l’assistenza non è stata delle migliori, e finché continuiamo ad affidarci a Zuniga trequartista le cose non cambieranno facilmente. Il colombiano, non lo scopriamo oggi, non ha la qualità per poter appoggiare la punta; è vero che gli assenti hanno sempre ragione ed è vero pure che Mascara non è che abbia fatto tanto meglio, ma forse partendo dall’inizio le cose sarebbero state diverse. E che dire del centrocampo, sovrastato dai tre uomini messi da Iachini a mordere le caviglie dei mediani azzurri? Il povero Pazienza è finito schiacciato, mal coadiuvato da un Gargano ancora una volta versione Ciccio Pasticcio. Passaggi sbagliati che ormai non si contano neanche più, con l’aggravante di una leggerezza clamorosa al 94’ che stava costando un contropiede letale al Napoli. Questo ragazzo sarà anche uno dei centrocampisti più completi in Italia, ma deve fare una grossa professione di umiltà e smetterla di sentirsi Falcao, perché limiti ne ha e anche parecchi, e di questo passo surclasseranno i pregi. Se vogliamo trovare un motivo di sorriso possiamo focalizzarci su una difesa attentissima guidata ancora una volta in maniera magistrale da un Paolo Cannavaro perfetto. Va bene Ranocchia e Bonucci, ma Prandelli non può non tener conto delle prestazioni del capitano azzurro (e anche di Campagnaro, perché no), che da diversi mesi a questa parte è probabilmente uno dei centrali più eleganti e continui del campionato italiano.

Alla fine, comunque, l’assenza di Lavezzi ha portato questo scialbo pareggio, la soffertissima vittoria interna con il Catania e l’ignominiosa sconfitta contro il Milan. Segno che forse il Pocho non è poi così facilmente sostituibile, soprattutto in partite come questa e quella contro i siciliani, squadre che si chiudono a riccio e possono capitolare solo grazie alle accelerazioni brucianti del fulmine argentino. A livello di classifica però c’è poco da lamentarsi. È vero che Inter e Milan stanno ormai prendendo il largo, ma ciò che conta di più è che dietro le altre non stanno correndo come ci si aspettava, soprattutto le grandi. Lazio e Udinese sono attualmente le più vicine e quindi le più pericolose, ma attenzione al ritorno della Roma. Bisognerà invertire la rotta e ricominciare a vincere, sperando che col ritorno del Pocho sia più semplice segnare anche contro le squadre anticalcio come il Brescia visto oggi.