Tatticamente – Le gabbie di Spalletti e l’involuzione offensiva: Sarri è tornato prevedibile

Bella la scusa del Manchester City, la storia della Champions che toglie punti: quello 0-0 lì, all’andata, avrebbe potuto anche starci. L’Inter era la squadra più in forma del campionato, il Napoli aveva appena affrontato quella più forte d’Europa: se tanto mi dà mi tanto, allora non perdere uno scontro diretto alla 9^ giornata è comunque accettabile. Ma al ritorno? Non solo il Napoli ricade nella ragnatela di Spalletti, porta a casa un altro inutile pareggio (il quarto in campionato; tutti a reti bianche, peraltro), ma soprattutto delude fortemente nel piglio, nella prestazione. Da Alisson che parava anche uno sciame d’api ad un Handanovic che non deve compiere alcun intervento: paradossalmente, al netto del risultato, il Napoli ha fatto di gran lunga meglio con la Roma. Insigne l’unico punto di contatto e continuità: è ancora una volta lui quello che tira di più, che ci prova di più, costruisce le migliori occasioni e va vicinissimo al gol quando sceglie uno strano pallonetto anziché calciare in qualsiasi altro modo. Ma cos’è successo agli altri? Molti sono apparsi persino stanchi. Senza la giusta lucidità per indovinare il passaggio smarcante, il filtrante ultimo nei 16 metri finali. E’ un periodo d’appannamento, in generale, o magari un crollo psicologico. Potrebbe essere vero tutto ed il contrario di tutto: ipotesi, però; tali sono e tali rimangono. Un campo minato, difficilmente interpretabile, a cui francamente preferiamo quello da calcio, l’unico che in questo gioco conta, dove accadono eventi certi che offrono oggettivamente riscontri fattuali. E quel rettangolo verde ha detto che a “San Siro” hanno vinto l’equilibrio e gli sbadigli; che su 11 tiri nessuno ha centrato lo specchio dell’Inter; che gli 800 ed oltre passaggi diventano sterili e pure noiosi se non accompagnati da una giocata risolutiva. Che Spalletti, ed è questo il dato veramente sconcertante e significativo, ha nuovamente ‘buggerato’ Sarri.

Rafinha su Jorginho, Candreva accompagna Insigne e Gagliardini si alza su Hamsik: Koulibaly, che sta per entrare in possesso di palla, non ha vie d’uscite, non ha sbocchi. Le mosse dell’Inter: con tre marcature ad uomo – e tutti gli altri a zona -, ha bloccato il Napoli nei suoi elementi di maggiore qualità; di contro ha concesso il male minore, ossia l’impostazione ad un difensore centrale. Evidente come Spalletti conosca Sarri, evidente altresì che Sarri ignori l’astuzia del collega che gode nel giocare sull’avversario, mostrandone i difetti. E’ vero che a sinistra il Napoli ha più qualità nel palleggio, ma è altrettanto vero che dell’altra parte i vari Hysaj e Allan sono cresciuti molto nello sviluppo della manovra. Trascurarli ha reso il Napoli abbastanza prevedibile e facilitato il compito dell’Inter. Un clamoroso passo indietro nella capacità d’occupare il campo orizzontalmente, nella sua totalità.

Quando poi riesce a scavalcare prima e seconda linea, il Napoli incontra un nuovo ostacolo. Qui fotografato: Mertens, spalle alla porta, si decentra per accorciare la squadra ed offrire soluzioni offensive. Ma Skriniar è in perfetto anticipo e vieta al belga qualsiasi cosa, sia di combinare con i compagni, sia l’iniziativa personale qualora fosse riuscito a girarsi. La prova eccezionale di Skriniar ha complicato ulteriormente la partita al Napoli, che ha battuto la testa contro la grande applicazione dell’Inter, corroborata dalla notevole fisicità dei singoli. Male gli attaccanti. Malissimo chi dovrebbe sostenerli, penetrare alle loro spalle e attaccare lo spazio – tra Cancelo e Miranda, ad esempio. Pochi gli inserimenti di Hamsik; rare le sovrapposizioni – esterne e/o interne – dei terzini. AAA cercasi i famosi automatismi.

Veniamo agli errori tecnici, mai un fattore trascurabile; anzi d’importanza capitale a certi livelli, sopra ogni valutazione tattica. Défaillance anche piuttosto banali in altrettante situazioni di semplicità. Insigne porta troppo palla e probabilmente perde l’attimo in cui scaricare opportunamente prima di farsi raggiungere da Perisic. In realtà ritarda la scelta. Corto per Mertens accanto; lungo in attesa dello scatto in profondità di Hamsik; o largo verso Callejon: ha tre possibilità; le scarta tutte e tre a vantaggio d’una vana percussione personale. Troppa fretta o troppe idee da mettere a fuoco. Vista annebbiata.

E non è il solo a sbagliare, Insigne. Nella ripresa, Allan fa persino peggio, sciupando un colossale 4 vs 3: indeciso, lento nel pensiero e raffazzonato nel gesto conclusivo, regala al connazionale Miranda un pallone destinato altrimenti ad uno tra Mertens e Callejon, entrambi lanciati a rete. Quando l’Inter è apparsa calante, al Napoli è mancata la forza d’approfittarne e la consueta precisione nelle rifiniture. Tradotto, sarebbe bastata l’imbucata vincente in stile Atalanta-Napoli.

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Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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