Sogno infranto

La Juventus corre, vince l’11^ di fila, continua a non prendere gol nel 2018 e tanto per (non) cambiare mette il Napoli con le spalle al muro. Dopo aver ‘bucato’ la Roma, Milano e l’Inter rappresentavano un nuovo snodo scudetto, l’ultima chiamata alle armi, l’occasione per rialzare la testa. Una finalissima, più d’una finale; la gara-verità a “San Siro”, quell’àncora (di salvezza) cui aggrapparsi dopo lo scorso naufragio. L’esame più difficile prima della tesi di laurea: perifrasi, eufemismi che si sprecano – a volte ne si abusa -, spesso banalizzano. Esprimono chiarezza, però: messaggi chiari, inequivocabili. Come in questo caso, dove lo scenario è tale da non richiedere chissà quali e quanti giri di parole: Napoli obbligato a vincere. L’alternativa non ce l’ha. Certezze sì: fuori casa le ha praticamente vinte tutte tranne una (su 13). Il miglior biglietto da visita, insomma. A teatro, alla Scala. Per riprendersi un posto in prima fila, in attesa di Juve-Atalanta. Un match con pochissime occasioni, non distante da quello dell’andata. Lo ricalca Spalletti, con un’Inter che è lontana parente delle ultime versioni. Almeno nell’atteggiamento: compatta, arcigna, che lascia giocare, ben messa in campo tatticamente, ma non si fa mettere sotto. Fatica il Napoli: nessuno punge, nessuno tira; qualche appoggio fuori misura. Bruttino il primo tempo. Bruttino il Napoli, anche fortunato sul palo di Skriniar ad inizio ripresa. Impalpabili i tre davanti: non centrano mai lo specchio della porta. Insigne il più pericoloso, ma pure lui non è nella serata migliore. Ci prova, ma da fuori e senza grandi pretese: ‘a giro’ e con un pallonetto mal calibrato. Tutto qui. Inspiegabile un tale deficit di brillantezza in quella che è la settimana tipo tanto cara a Maurizio Sarri. Ma l’Inter ne ha avuta una in più di riposo – complice la disgrazia Astori – e forse l’alibi è già bello che pronto. La verità è che Spalletti gli è indigesto, un cliente sicuramente scomodo: lo sorprende nuovamente, con armi note. Lo ferma sullo 0-0, come un girone fa. Stessa forma e pure stessa sostanza: Napoli spuntato ed Inter che s’aggrappa a quel (poco) che ha. 18 punti di differenza e non sentirli: annullati in un’apatica notte di marzo. Pazzo mese, pazza Inter che con le grandi s’esalta e non sbaglia un colpo. Lo si sapeva. Non sapevamo invece d’un Napoli così arrendevole e rinunciatario; atteggiamento deludente e demoralizzante, che desta perplessità sia sul piano fisico che psicologico. Soprattutto visto lo storico – tante le precedenti reazioni, condite da numerose prove di carattere e maturità. Intanto la Juve è per la prima volta in testa alla classifica: una lunghezza di vantaggio, potenzialmente quattro. Non è cupo pessimismo, piuttosto realismo; drastici, ma diretti, tanto per rifarci all’apertura: il sogno s’è infranto.

A proposito dell'autore

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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