Nel calcio sono detti “bidoni”, calciatori che pagati a peso d’oro, non rendono secondo le aspettative. Nel caso del Napoli, questa parola va alquanto rivista.
Lorenzo Tonelli (3 presenze e 2 goal), e Leonardo Pavoletti (6 presenze e 0 goal) sono costati rispettivamente 10 e 16 milioni bonus esclusi. Una cifra importante per due calciatori che hanno visto il prato del San Paolo più volte dalla panchina che dal terreno di gioco stesso. Alcune domande ce le siamo poste: come è possibile che una società così attenta ai bilanci possa commettere simili leggerezze? Chi decide veramente chi acquistare sul mercato? Perché spendere cifre così esose per calciatori che Sarri non schiera mai?
Certo è anche vero che una squadra che vuole puntare ai vertici deve avere rincalzi all’altezza in tutti i ruoli, ma non si è dato opportunità a questi calciatori di esprimere al meglio il proprio potenziale.
Parlando di Pavoletti, Sarri gli ha dato poche volte fiducia e quelle volte in cui è entrato in campo è comunque sembrato un pesce fuor d’acqua: questo Napoli si è abituato a giocare in maniera diversa, senza un centravanti d’area, con pochi cross alti dalle fasce, con pochi tagli centrali e l’ambientamento per Pavoletti è diventato difficile. Avrebbe bisogno di giocare di più ma ora come ora è la terza scelta là davanti. Mertens falso nueve sta facendo meraviglie e dietro il belga c’è comunque Milik. Con l’allergia al turnover tipica del tecnico del Napoli per Pavoletti i tempi si fanno duri.
Tonelli invece paradossalmente ha giocato 3 partite segando 2 goal, una media da fare invidia ai migliori bomber d’Europa. Peccato per lui che di ruolo fa il difensore, e per l’idea di calcio di Sarri, il suo stile di gioco non si sposa per niente. Più bravo con la testa che con i piedi, commettendo errori di distrazione che il Napoli non può più commettere.
De Laurentiis non ne sarà contento, perché di questi casi ce ne sono stati tanti nella sua gestione, da Vargas passando per Grassi. Per una s.p.a. come quella del Napoli, queste sono leggerezze che non vanno commesse.