Napoli primo in classifica. Dodici partite: trentadue punti, frutto di dieci vittorie e due pareggi a reti bianche. Le statistiche non lasciano spazio ad alcun commento negativo, si tratta del miglior avvio di campionato nella storia del club partenopeo. La squadra ha dato chiari segnali di maturità riuscendo a portare a casa successi talvolta “sporchi” e immeritati, mostrando di saper cogliere il momento ideale, il “carpe-diem” che consente di sbranare gli avversari in pochi secondi. Gioco fluido, ammaliante…,seducente, ogni aggettivo sembra essere anche sprecato. Su questo siamo tutti d’accordo, ma bisogna andare oltre. Il Napoli, ormai da otto anni è costantemente una realtà di prestigio a livello internazionale. Il più grande paradosso della storia del calcio italiano ha fatto sì che gli azzurri con gli 86 punti dello scorso anno, abbiano dovuto accontentarsi di un preliminare per accedere alla miglior competizione continentale. Uno sforzo immane, accompagnato da una preparazione largamente anticipata per farsi trovare pronti per il duplice match contro il Nizza, messo poi in archivio brillantemente, forse anche più facilmente del previsto. E allora qual è il motivo per cui il Napoli sembra aver snobbato la Champions League? In caso di eliminazione, ormai ad un passo, verrebbe vanificato tutto il cammino compiuto fino allo scorso agosto. Chiaramente l’obiettivo stagionale lo conosciamo tutti: mai come quest’anno gli uomini di Sarri, per la mole di gioco prodotta e per i risultati ottenuti, possono ambire allo Scudetto. Ma siamo sicuri di doverci limitare ad un solo obiettivo? In casa capitolina, sponda giallorossa ma anche biancoceleste, entrambe le compagini sono vicinissime ai vertici del campionato, ma a differenza del Napoli si ritrovano anche in testa ai rispettivi raggruppamenti di Champions League ed Europa League. Stiamo parlando di rose, che almeno sulla carta, dovrebbero essere inferiori rispetto a quella partenopea. Qual è allora il problema? Il tutto nasce dalle basi: società ed allenatore sono totalmente distanti per ciò che concerne la politica di mercato. Ergo…mister Sarri si ritrova in squadra calciatori a lui del tutto sconosciuti, che talvolta non si rivelano funzionali ai suoi dettami (vedi Maksimovic). La rosa sarà anche lunga, ma il tecnico di Figline continua ad utilizzare i soliti 13/14 fedelissimi su ogni campo e contro qualsiasi avversario, seppur di livello nettamente inferiore. In questo modo è impensabile riuscire a gestire cinquanta partire con la miglior condizione possibile. Ecco quindi che se ti metti in testa di voler vincere il campionato, per una serie di motivi sei portato a non prendere in considerazione le altre kermesse nelle quali potresti dire la tua. Se poi ci si mette anche la luna storta a creare ulteriori grattacapi, allora tutto diventa più difficile. Dopo Arek Milik, unico…e ribadiamo “unico” attaccante presente in rosa, è saltato un altro crociato: quello di Faouzi Ghoulam, che da quattro anni era stato il dominatore incontrastato del ruolo di terzino sinistro. Pensare di affrontare le successive trentacinque/quaranta gare con un calciatore che fino alla scorsa settimana aveva giocato soltanto tre minuti è a dir poco un azzardo. Per vincere sappiamo bene che vanno utilizzate quasi tutte le pedine del proprio scacchiere e non solo quelle che sono apparentemente più importanti. L’unico rimedio per far fronte a questa situazione nefasta e per scrollarsi di dosso la famigerata mentalità da provinciale è sedersi insieme a tavolino e cercare, ma soprattutto studiare dei prospetti che possono far comodo sia alla dirigenza che al mister. Apriamo gli occhi: “sic stantibus rebus” è complicato, anzi utopico pensare di andare sempre al massimo fino alla fine. Intanto le inseguitrici corrono e mettono il fiato sul collo. Per ora non è tutto rose e fiori, si può rimediare…ma quanto prima!