Un ping pong tra passato e presente, amarcord e possibili sogni da realizzare: in esclusiva per pianetanapoli.it, le impressioni, le sensazioni, le analisi di Massimo Filardi, uno che lo Scudetto l’ha vinto e per giunta il primo (1987) della storia del Napoli.

 

Napoli primo in classifica dopo sette giornate, ora un altro ciclo durissimo di partite difficili. E se anche alla prossima sosta dovessimo ritrovarlo in testa…? Cosa potrebbe voler dire?

“Non sarà facile con Roma e Inter quando nel mezzo arriverà la Champions con la terribile trasferta a Manchester, dove il Napoli sprecherà inevitabilmente tante energie nervose. Temo, in particolare, quella contro l’Inter, perchè avrà la possibilità di svolgere la cosiddetta settimana tipo; e sappiamo Spalletti quanto è bravo nel preparare le partite”

Battere le medio piccole è la ‘conditio sine qua non’ per vincere un campionato. Poi gli scontri diretti fanno la differenza: è vero che danno quella consapevolezza in più alla squadra? 

“Il crocevia dell’anno sarà l’1 dicembre, giorno di Napoli-Juve: lo scontro diretto diventa fondamentale all’interno di un duello così equilibrato, dove è difficile che l’uno stacchi l’altra. Basta fare un semplicissimo calcolo rispetto a quanto accaduto l’anno scorso: su 6 punti disponibili, il Napoli ne conquistò 1 (pareggio del “San Paolo”) e la Juve 4. Se vogliamo scucire lo scudetto dal petto della Juventus, bisogna batterli in partita secca: questo darebbe sicuramente maggiore forza e consapevolezza ad un Napoli comunque già convinto dei suoi mezzi e minerebbe qualche certezza nei bianconeri. Infatti, quel Napoli che poi vinse lo Scudetto nel 1987, dopo il successo di Torino (3-1, ndr) si rese conto d’essere praticamente insuperabile, che nessuno l’avrebbe potuto fermare; fu la partita clou, in cui ognuno di noi esclamò ‘beh, ora ci credo!'”

Quell’anno lei si infortunò e non contribuì sul campo alla straordinaria cavalcata. Ma nello spogliatoio, come venivano vissuti e gestiti certi momenti della stagione?

“Ci sono tante analogie tra il ‘mio’ Napoli e quello attuale: spogliatoio compatto, gruppo unito, amalgama collaudatasi nel tempo. E’ chiaro, Maradona era il leader tecnico e non solo, però tutti aiutavano sempre il compagno in difficoltà: non si lasciava nulla al caso”

Per organico, la Juve è ancora la più forte di tutte? Addirittura la migliore degli ultimi sei anni – a detta di Sarri?

“Il Napoli si è avvicinato molto alla Juve per quanto riguarda l’11 titolare: da quel punto di vista il gap s’è assottigliato. Complessivamente, però, la rosa della Juve rimane più profonda. E questo, tra infortuni, impegni delle Nazionali, Champions e Coppa Italia, potrebbe giovare a loro favore. Però, se il Napoli si concentrerà unicamente sul campionato, allora potrà farcela davvero”

Alla lunga, peseranno di più i singoli valori tecnici – della Juve – o l’organizzazione di gioco – del Napoli? Sposta di più un fuoriclasse in campo o uno in panchina – Sarri?

“Fino ad ora ha avuto ragione Allegri e cioè ha vinto quella filosofia che punta poco sulla qualità. Speriamo che questa volta gli dica male e che possa vincere la squadra che gioca meglio. E non è sempre stato così: anche l’anno scorso è stato un grande Napoli ma poi è arrivato addirittura terzo. Però stavolta il salto in avanti sembra esserci stato: gli azzurri stanno vincendo anche quando sono meno brillanti, come contro Atalanta e Spal, e grazie anche ad alcune iniziative personali, vedi Zielinski e Ghoulam”

Sin qui Napoli e Juve hanno subito gli stessi gol (5, ndr). La perdita di Bonucci e il calo dei senatori sono segnali di una Juve meno solida?

“La forza della Juve è sempre stata la grande fase difensiva: poche reti incassate e soprattutto poche occasioni lasciate agli avversari. Ora sembra che stiano pagando il calo di pilastri come Buffon, Barzagli, Chiellini: gli anni passano per tutti. Così sta emergendo una certa vulnerabilità: ovviamente, un ulteriore fattore di speranza per il Napoli”

Sarà duello come nell’86-87′? O Inter possibile ‘outsider’?

“L’Inter è una squadra pericolosa, che è lassù in classifica nonostante stia giocando male. E non dimentichiamo che non ha impegni europei. Champions o Europa League che sia, qualcosa gli impegni continentali tolgono. Proprio per questo motivo, il Napoli, ad esempio, negli ultimi due anni non ha mai trovato la giusta continuità: prima campioni d’inverno – perchè in Europa League giocavano le riserve -, poi del girone di ritorno – quando già venne eliminato in Champions; mai percorso netto”

Meglio fare la lepre o i cacciatori? Più stressante provare a scappare o più faticoso rincorrere? La Juve è abituata a condurre, il Napoli no…

“Meglio in testa, in assoluto. La Juve, tra l’altro, non è neanche abituata a stare dietro: ha sempre gestito e controllato alla fine, come quando a Napoli s’è potuta permettere di pareggiare ed a Roma di perdere persino”