Nel Napoli più iberico della storia, scopriamo le curiosità, gli aneddoti, il modus vivendi della cultura spagnola

¡Hola!

Il nostro, quello italiano cioè, è soprattutto il calcio dei veleni. Quelli che si esalano maligni e pieni di tossine specialmente a fine corsa, tanto in testa come in coda. Quelli che fanno gridare allo scandalo, alla pastetta, al “noi abbiamo fatto il nostro, gli altri no”. Quelli che spingono un presidente, Bonacini del Carpi, a scrivere un esposto alla Federcalcio per tenere viva l’attenzione su Palermo-Verona. Soprattutto perché agli scaligeri, già caduti in B, in caso di contemporanea retrocessione dei siciliani non verrebbero corrisposti quindici dei sessanta milioni di ‘consolazione’ previsti dalla Lega Calcio a favore delle tre retrocesse. Molti penseranno che in Spagna tutto questo non accada. E invece, nel paradiso della Liga spagnola, qualcosa di simile c’è, anzi di peggiore. Tollerato, per di più, alla piena luce del sole ancorché illegale. E prende il nome simpatico e malizioso di maletín.

VIETATO, ANZI NO – Maletín, diminutivo maschile del femminile maleta che in spagnolo significa valigia. Ogni chiarificazione ulteriore del termine è superflua, dunque. E spiega molte cose, se non tutto. Leva il velo e mette in piazza una pratica diffusa da anni nella pedata spagnola. Di fatto portata avanti in libertà, o quasi, con la consapevolezza di farla franca e non incorrere in gravi sanzioni. Il meccanismo è presto detto, facile facile da capire. Se a fine campionato in ballo c’è un obiettivo importante, titolo o salvezza che sia, una squadra coinvolta prende contatti con l’avversario di turno della rivale, proponendogli a percepire un congruo (non troppo, però…) premio a condizione di una prestazione all’altezza nel match cruciale. Bello come sistema, non c’è che dire. In Italia scoppierebbe la solita, ennesima bufera. Invece a Madrid e dintorni è consuetudine sfacciata. A tal punto che un paio d’anni fa la Asociación Futbolistas Españoles (l’equivalente della nostra AIC) aveva pensato bene di legalizzare l’andazzo. L’audace proposta trovò però sin da subito l’opposizione totale della Liga de Fútbol Profesional, presidente Javier Tebas in testa. Per di più la gravità dello stratagemma è sottolineata dall’articolo 268 bis del Codice Penale spagnolo, il quale parla di “condotte che abbiano come finalità predeterminare o alterare in maniera deliberata e fraudolenta il risultato di una prova, incontro o manifestazione sportiva“. Sottolineata anche, e soprattutto, dall’articolo 82 del Codice Disciplinare della Federcalcio iberica, il quale punisce “la consegna effettiva di quantità di denaro da parte di un terzo club come stimolo per un risultato positivo, così come la sua accettazione o ricezione” con un’ammenda a partire da 3005.06 euro o con un’inibizione per i colpevoli da uno a tre mesi. Sanzioni previste, dunque. Eppure non applicate. Le valigette con lauti compensi vengono fatte passare per una costumbre senza la quale non si possono vincere gli Scudetti. O quantomeno si rischia di perderli. E le big, in primis Barça e Real, vi hanno spesso fatto ricorso, quasi nell’indifferenza.

“MAI VISTE VALIGETTE…” – Costumbre abitudinaria o no, quest’anno il maletín è finito nell’occhio del ciclone più del solito. Il finale thrilling della Liga è cosa nota a tutti, più o meno. Blancos e blaugrana hanno guerreggiato per il titolo sino alla fine, soltanto alla penultima l’Atlético ha dovuto arrendersi. E in zona retrocessione in tre si sono giocate un posto per la salvezza: Sporting Gijón, Getafe e Rayo Vallecano. Ma fin dal weekend precedente hanno preso corpo le prime dicerie. Com’è possibile, si sono domandati, che i Colchoneros siano caduti di misura con il Levante già retrocesso all’ultimo posto? Come ha fatto il Granada, ancora in pericolo di descenso in Segunda División, a vincere 4-1 contro i più quotati cugini andalusi del Siviglia, e per giunta fuori casa, al Pizjuán? Lo spettro della valigetta è un’entità con la quale gli aficionados convivono da sempre. E rasenta un’indignazione edulcorata, quando non l’ipocrisia, l’atteggiamento degli addetti ai lavori. Di chi fa rotolare il pallone, tanto quanto di chi commenta tali gesta. Alla vigilia della decisiva sfida proprio contro il Granada, Luis Enrique ha cercato di buttare benzina sul fuoco: “Sono un poco ‘yuppie’, vivo in un mondo di fantasia. Non ho mai visto valigette, e spero di non vederle“. Piqué gli ha fatto eco. E Luis Suárez, re dei bomber e Scarpa d’Oro con 40 reti, l’ha messa sul piano dell’onorabilità: “Ciò che conta principalmente è l’orgoglio: una squadra è cosciente delle sue azioni e sa cosa fare. Io credo nell’orgoglio di voler vincere del Granada e nel nostro orgoglio di voler vincere la Liga“. Sull’altro fronte due giocatori granadini, l’ex blaugrana Cuenca e l’ex madridista Barral, si sono fatti ironicamente riprendere da una tv privata nell’atto di farsi consegnare dei maletines. Lo stesso Barral e gli altri ex merengue Jesús Fernández e Fran Rico hanno intonato ai microfoni di Marca una canzone flamenca inneggiante al Real. Si è scherzato, ovvio. Ma col fuoco. Anche perché il portiere del Granada Kelava, da straniero (croato) qual è, è caduto dalle nuvole quando gli è stato chiesto del tema. A dimostrazione di come, sottovalutata e affossata, la questione sia stata comunque motivo di discussione. E di attenzione. Da parte di Tebas, fautore di una vera e propria crociata contro l’annosa piaga. Oltreché, si dice, del Ministero delle Finanze. Il quale, stando a quanto detto dal noto giornale web El Confidencial, avrebbe difatti ordinato ai propri ispettori di monitorare i movimenti e le circolazioni di denaro sui conti in banca dei giocatori e dei club coinvolti negli scontri decisivi. Non solo le due contendenti per la Liga e le loro ultime avversarie, dunque. La presunta indagine riguarderebbe le tre pericolanti e le squadre da loro affrontate: Betis (Getafe), Villarreal (Gijón) e Levante (Rayo).

ANCHE LE SCOMMESSE … – Ad ogni modo, il Granada e il Deportivo, avversario di Zidane e soci, hanno provato a giocarsela. Soprattutto i Filipinos hanno provato a metterla sul piano dell’agonismo contro i Culé, e i galiziani hanno cercato di approfittare di un calo a partita in corso dei castigliani. Alla fine i blaugrana sono diventati campioni. E il sospetto che il Granada abbia giocato alla morte sotto la spinta di qualche particolare sollecitazione è sorto. Nulla, evidentemente, in confronto alla mezza intifada scoppiata sull’altro fronte. Mentre il presidente del Betis Ángel Haro, benché fuori dai giochi, alla vigilia aveva chiaramente espresso di voler vincere col Getafe, il tecnico del Villarreal Marcelino in press conference aveva detto malandrinamente: “Cosa volete che vi dica? Che voglio la retrocessione dello Sporting? Ebbene, non lo dirò! Ho la coscienza tranquilla, e la mia squadra tenterà di vincere come ha cercato di fare in ogni partita. E vincerà o perderà“. Fatto sta che gli asturiani hanno prevalso 2-0 rimanendo in Primera, il Getafe ha perso (1-2) al Villamarín e il Rayo ha superato inutilmente il Levante in casa. E alle due compagini madrilene retrocesse è parso che i carnefici europei del Napoli abbiano palesemente gettato la spugna. Non solo a loro, a dir il vero. Agli internauti di Twitter non è infatti passata inosservata un’istantanea divenuta subito virale: un delegato del Gijón che stringe la mano a Rubén Uría, vice di Marcelino. Perché? Per complimentarsi o per altro? Cert’è che la prestazione molle e scarsa del Submarino è stata messa sul banco degli imputati dal boss del Rayo Martín Presa (“Quella del Molinón non è stata una partita di calcio“), e dall’allenatore del Getafe, l’ex madridista e juventino Juán Eduardo Esnaider (“Marcelino ora sarà contento…“). Agli Azulones non è andato giù nemmeno l’arbitraggio del pur bravo arbitro internazionale Jesús Gil Manzano, protagonista di alcune decisioni assai sindacabili, tra le quali un rigore inesistente assegnato al Betis. E non è tutto. Alla penultima giornata il Rayo è caduto a San Sebastián contro la Real Sociedad. Una sconfitta forse non dipesa dall’eventuale superiorità dell’avversario, bensì da sospette costrizioni esterne. Molti, troppi, hanno infatti scommesso sul successo dei baschi. A tal punto che sulla partita è stata aperta un’altra indagine (questa sì, vera) da parte della Liga Profesional. Sarebbe interessante calcolarne gli eventuali sviluppi. Una cosa comunque è evidente: il fútbol non è così immacolato come si crederebbe. In Spagna si giustificano con la più ovvia delle motivazioni: “Succede la stessa cosa in Europa“, dicono. Quasi come a voler legittimare l’astuto escamotage. O forse per allungarne ancora un pochino l’esistenza, consapevoli di una sua futura cancellazione. Magari dopo un adeguato repulisti, chissà…

¡Hasta la próxima!