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(feb 2010) |
È frustrante e fa tanta rabbia pensare che una squadra lanciata in piena corsa per un sogno debba trovarsi le ali tarpate per le decisioni di un uomo solo. Sviste o interventi “scientifici” che siano, a conti fatti importa ben poco. In termini pratici l’unica cosa rilevante è che il Napoli ha lasciato tre punti al Friuli di Udine, e non l’ha fatto perché abbia demeritato o perché gli avversari siano stati più forti; ma soltanto perché una persona in quel freddo pomeriggio domenicale aveva la luna storta e quando vedeva Napoli vedeva rosso, indipendentemente dal colore della casacca.
Sembra assurdo che un uomo, peraltro estraneo ai ventidue contendenti in campo, possa da solo condizionare l’esito di una gara. Sembra inverosimile e in effetti lo è, perché poi a pensarci bene se Quagliarella avesse messo dentro quel colpo di testa, o se Pazienza non avesse preso quel palo, ora forse staremmo parlando di un Napoli più forte di tutto e di tutti, anche degli arbitri e del (presunto) Palazzo. Ognuno è artefice del proprio destino e si può vincere anche quando ti si parano davanti ostacoli apparentemente insormontabili. A volte però non va così e a quel punto è anche fisiologico inveire contro chi ti ha strappato ciò che meritavi solo perché in quel momento aveva il potere per farlo. Il signor Damato di Barletta adesso incarna la perfetta immagine del guastafeste, la diabolica mano che interviene a scompaginare tutti i tuoi sogni, i tuoi e quelli di altre centinaia di migliaia di persone. Non è dato sapere se sia una mano volontaria o involontaria, giusto per restare nel gergo arbitrale; certo è che qualche dubbio nasce quando ti fischia al contrario nonostante fosse lì a mezzo metro. Già la prima ammonizione di Maggio era forzatissima, perché lì puoi anche dare rigore, se proprio ti gira male, ma non ci sono assolutamente gli estremi per un cartellino. La seconda poi è il non plus ultra dell’ingiustizia, il delitto perfetto in quanto in un colpo solo priva il Napoli di due diritti: un penalty sacrosanto e la possibilità di giocarsi il secondo tempo in parità numerica. In queste due decisioni, tralasciando la mancata espulsione di Lukovic, si riassume il senso di una partita sbagliata, un torto clamoroso che rischia di pesare come un macigno sugli obiettivi degli azzurri, sia a livello di punteggio che a livello morale. Speriamo solo che i ragazzi di Mazzarri non si facciano prendere dalle manie di persecuzione. In questo momento serve tanta fiducia nei propri mezzi, e sentirsi il centro di un bersaglio sicuramente non aiuta.
Dabbenaggine o premeditazione? Probabilmente continueremo a chiedercelo in eterno e resteremo a lungo con la sensazione che qualche pezzo grosso non voglia il Napoli lassù. Gli eventi “paranormali” stanno diventando un po’ troppi e il sospetto che dietro ci sia una volontà molto più “normale” si fa sempre più pressante. Questo è il momento in cui De Laurentiis deve dimostrare davvero di essere diventato grande. Faccia sentire il suo vocione e lo faccia anche presto: sarebbe un sopruso insopportabile vedere annichilita un’impresa come quella di Mazzarri solo perché una giovane matricola sta rompendo le uova nel paniere a una Signora troppo mollacciona per fare tutto da sola.
P.S. Assurdità nell’assurdità, una regola cervellotica prevede che le decisioni arbitrali non possano essere smentite dal Giudice, perciò il Napoli non potrà fare ricorso per la squalifica di Maggio. È come se un ergastolano si scoprisse vittima di errore giudiziario ma dovesse marcire ugualmente in galera per non evidenziare lo sbaglio di un giudice miope. Non è che questi arbitri forse hanno un po’ troppo potere?